Gli aumenti ci sono sulla carta, ma in busta paga non si vedono ancora. A denunciarlo è la FLC CGIL, che con un comunicato torna a chiedere conto dei ritardi sul rinnovo contrattuale del comparto. Secondo il sindacato, a circa settanta giorni dalla sottoscrizione dell'ipotesi di rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, il personale di scuola, università, ricerca e AFAM non avrebbe ancora ricevuto alcun beneficio economico derivante dall'accordo. Il nodo, sostiene la FLC CGIL, sarebbe il passaggio al Ministero dell'Economia e delle Finanze, dove l'ipotesi resterebbe ferma in attesa dei controlli necessari a renderla operativa.
Cosa dice la FLC CGIL
Nel comunicato il sindacato parla di una platea molto ampia: oltre 1 milione e 300 mila lavoratrici e lavoratori in attesa del pagamento degli aumenti stipendiali e degli arretrati maturati. L'ipotesi di rinnovo, sottoscritta all'inizio di aprile, riguarda infatti l'intero comparto Istruzione e Ricerca, ben oltre il solo personale scolastico.
La critica della FLC CGIL si concentra sui tempi: una volta firmata l'ipotesi di accordo, il contratto non produce automaticamente effetti economici. Serve il completamento dell'iter di controllo previsto per la contrattazione nel pubblico impiego, disciplinato dal D.Lgs. 165/2001, prima della firma definitiva e dell'erogazione delle somme tramite il sistema NoiPA gestito dal MEF. È in questa fase, secondo il sindacato, che si starebbe accumulando il ritardo.
Perché aumenti e arretrati non sono ancora in busta paga
Il percorso di un rinnovo contrattuale nel pubblico impiego prevede diversi passaggi. Dopo la sottoscrizione dell'ipotesi tra l'ARAN e le organizzazioni sindacali, il testo viene trasmesso agli organi di controllo per la verifica della compatibilità economica e della copertura finanziaria. Solo al termine di questa fase si arriva alla sottoscrizione definitiva e, con essa, all'avvio dei pagamenti.
Gli arretrati rappresentano la quota di aumento dovuta per i mesi già trascorsi dall'inizio della vigenza contrattuale: più si allungano i tempi della certificazione, più cresce l'importo accumulato, ma anche l'attesa dei lavoratori. È il motivo per cui la tempistica del passaggio al MEF è considerata cruciale dai sindacati.
Un fronte sindacale non compatto
L'ipotesi di rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 è stata firmata da una parte delle sigle del comparto, tra cui figurano organizzazioni come CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda Unams e ANIEF, mentre permangono valutazioni differenziate sul merito dell'intesa. La FLC CGIL, dal canto suo, mantiene una posizione critica e concentra la sua pressione proprio sui ritardi nell'attuazione economica, chiedendo che le risorse arrivino senza ulteriori slittamenti.
La questione si intreccia con un tema più volte sollevato negli ultimi mesi: il potere d'acquisto degli stipendi del personale scolastico, ritenuto eroso dall'inflazione e dai tempi lunghi dei rinnovi. Per docenti e personale ATA, l'attesa degli aumenti si somma così a quella degli arretrati, in un quadro in cui ogni mese di ritardo pesa concretamente sulle famiglie.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Al momento i tempi per la firma definitiva e per l'erogazione dipendono dal completamento dei controlli in capo al MEF. Per i lavoratori, il riferimento pratico resta il cedolino mensile consultabile su NoiPA: sarà lì che, una volta concluso l'iter, compariranno gli aumenti a regime e gli arretrati spettanti.
Nel frattempo la pressione sindacale è destinata a proseguire. La FLC CGIL ha annunciato che continuerà a chiedere lo sblocco rapido della procedura, mentre l'attenzione del comparto resta alta in vista delle prossime scadenze. Per ora, la fotografia che il sindacato consegna è netta: l'accordo è stato firmato, ma per vederne gli effetti sullo stipendio occorrerà ancora attendere.