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Striscione a Cesena: 6 in condotta e tesina prima della maturità

Striscione a Cesena: 6 in condotta e tesina prima della maturità

Uno striscione calato da una finestra del liceo, la scritta "L'Italia agli italiani" e, al termine degli scrutini, un sei in condotta per due studenti dell'ultimo anno. È il caso scoppiato in questi giorni al liceo classico "Vincenzo Monti" di Cesena, diventato in poche ore un tema di dibattito nazionale a ridosso dell'esame di maturità. Per i due maturandi la valutazione non blocca l'ammissione, ma comporta un passaggio in più: la preparazione di un elaborato critico di cittadinanza da discutere durante le prove. Una vicenda che intreccia disciplina scolastica, libertà di espressione e applicazione concreta delle nuove regole sul voto in comportamento.

Il caso: lo striscione e il sei in condotta

Secondo quanto ricostruito dalla stampa locale e ripreso poi dalle testate nazionali, il fatto è avvenuto all'inizio di giugno, durante il tradizionale ritrovo di fine lezioni delle classi quinte. Due studenti hanno esposto dalle finestre dell'istituto uno striscione con la scritta "L'Italia agli italiani". La scuola è intervenuta in tempi rapidi: i due ragazzi, entrambi maturandi, sono stati identificati e, al termine degli scrutini finali, hanno ricevuto il sei in condotta. Il corpo docente, in una nota, ha sottolineato come la reazione di condanna della stessa comunità scolastica, e in particolare di allievi e allieve, abbia avuto un peso maggiore rispetto al gesto di pochi.

Cosa prevede la riforma del voto in condotta

Il provvedimento si inserisce nel quadro della legge 150/2024, che ha riformato la valutazione del comportamento nella scuola secondaria. La norma stabilisce che lo studente del secondo grado ammesso all'esame con il sei in condotta debba discutere, in sede di colloquio, un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale. È esattamente ciò che è stato richiesto ai due studenti cesenati: una relazione scritta da consegnare prima dell'inizio della maturità. Il voto, quindi, non preclude l'accesso all'esame, ma vincola il candidato a un percorso aggiuntivo previsto dalla legge.

L'intervento dell'Ufficio scolastico e del ministro

Sulla vicenda è intervenuto anche l'Ufficio scolastico regionale, che — secondo quanto riferito dalle ricostruzioni di stampa — ha inviato alla dirigente scolastica una richiesta di chiarimenti sull'attinenza dell'elaborato proposto agli studenti rispetto alle motivazioni della sanzione, nel rispetto delle prerogative degli organi collegiali. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha precisato di non avere alcun potere sulla valutazione del singolo consiglio di classe, esprimendo una valutazione personale. Il nodo sollevato dal ministro riguarda la ratio della misura: se la sanzione colpisca la violazione del regolamento — cioè l'affissione non autorizzata dello striscione — oppure il contenuto del messaggio.

La versione degli studenti e il dibattito politico

Uno dei due ragazzi, maggiorenne, ha raccontato pubblicamente la propria versione, parlando anche a nome dell'amico. Ha descritto il gesto come estemporaneo e privo di premeditazione, sostenendo un'ispirazione di matrice letteraria e respingendo le accuse di razzismo. Ha inoltre contestato il materiale indicato per l'elaborato, ritenendolo incoerente con la motivazione formale del provvedimento: se il problema fosse stato soltanto la mancata autorizzazione, ha osservato, i contenuti assegnati non avrebbero dovuto riguardare temi legati al razzismo o alla memoria storica. Sul piano politico, l'amministrazione comunale ha parlato di un'offesa rivolta all'intera città, mentre da parte di esponenti di maggioranza in Regione è arrivata un'interrogazione che chiede di verificare l'assenza di abusi delle prerogative pedagogiche del consiglio di classe.

Il confine tra regolamento e libertà di espressione

Al di là delle posizioni, il caso riporta al centro una questione ricorrente nelle scuole: il confine tra il rispetto del regolamento d'istituto, la funzione educativa della sanzione e la libertà di manifestazione del pensiero degli studenti. La normativa affida agli organi collegiali un margine di valutazione, ma impone anche che le misure adottate siano coerenti e proporzionate. È proprio su questa coerenza — tra la regola che si ritiene violata e il contenuto del compito assegnato — che si concentra la richiesta di chiarimenti dell'Ufficio scolastico.

Cosa succede ora in vista della maturità

Per i due studenti la strada verso l'esame resta aperta. La prima prova scritta è in calendario giovedì 18 giugno, e l'elaborato di cittadinanza dovrà essere consegnato prima dell'avvio del colloquio, secondo quanto previsto dalle regole sul comportamento. Il caso, però, è destinato a far discutere ben oltre i confini del liceo Monti, perché tocca un meccanismo che da quest'anno coinvolge potenzialmente migliaia di studenti: l'obbligo, per chi arriva al traguardo con il sei in condotta, di rielaborare criticamente il proprio percorso. Per docenti e dirigenti la vicenda è anche un banco di prova sull'applicazione concreta della riforma, tra esigenze educative, garanzie degli studenti e attenzione al clima che accompagna, ogni anno, l'ultimo gesto prima dell'esame.

Francesco Perrone

Presidente UNLA Bovalino

Scuola e territorio Politiche educative Dispersione scolastica

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