Tra le tante storie che ogni anno accompagnano l'avvio degli esami, quella che arriva da Salerno ha un sapore particolare. Un padre e un figlio sosterranno insieme la maturità 2026: secondo quanto riportato dalla stampa, Ermanno e Giovanni affronteranno la prima prova giovedì 18 giugno dopo aver condiviso, fianco a fianco, l'ultimo tratto del percorso scolastico nello stesso istituto superiore della città. Una vicenda che, alla vigilia di un esame vissuto da circa mezzo milione di studenti, racconta un modo diverso di intendere lo studio e il legame familiare.
Una scelta di vicinanza
Il dettaglio che ha reso la storia subito virale è la decisione del genitore, già in possesso di un diploma, di tornare tra i banchi accanto al figlio. Secondo le ricostruzioni, alla base della scelta non c'è una necessità formale, ma un motivo di sostegno e di vicinanza: stare al fianco del ragazzo lungo un percorso impegnativo, condividerne fatiche e soddisfazioni, fino al traguardo dell'esame di Stato. Una forma di accompagnamento che ribalta i ruoli abituali e trasforma la scuola in uno spazio di relazione tra generazioni.
Insieme tra i banchi fino all'esame
Padre e figlio hanno frequentato insieme le lezioni nello stesso istituto salernitano, arrivando a presentarsi entrambi davanti alla commissione. È bene precisare che, al di là della suggestione, l'esame resta identico per tutti: le prove scritte e il colloquio orale seguono per ciascun candidato le stesse regole, e la valutazione è individuale. Ciò che cambia, in questo caso, è il contesto umano in cui quella prova viene affrontata. Per i due, la maturità non è soltanto la chiusura di un ciclo di studi, ma il punto di arrivo di un cammino condiviso giorno per giorno, tra compiti, interrogazioni e ripassi serali.
Quando la scuola diventa un percorso di famiglia
Storie come questa, pur nella loro eccezionalità, raccontano qualcosa che la scuola conosce bene: il valore dell'istruzione non si esaurisce nell'età "canonica" dello studio. Ogni anno tornano sui banchi adulti che riprendono un percorso interrotto o ne avviano uno nuovo, spinti dal desiderio di crescere, di dare un esempio o, come in questo caso, di sostenere una persona cara. Sono esperienze che ricordano come la formazione sia un processo che può durare tutta la vita e che la maturità, prima ancora di un titolo, resti un passaggio di consapevolezza personale.
Per famiglie e docenti, vicende di questo tipo hanno anche un valore simbolico: mostrano che la motivazione e la presenza accanto agli studenti contano almeno quanto i programmi e le verifiche. Non sempre serve un gesto così plateale; spesso è la quotidianità, fatta di attenzione e di tempo dedicato, a fare la differenza nel percorso di un ragazzo.
Verso il 18 giugno
Ora per i due salernitani, come per gli altri maturandi d'Italia, restano gli ultimi giorni di preparazione. Giovedì 18 giugno si apre con la prima prova scritta di italiano, cui seguirà la seconda prova sulle discipline di indirizzo e, nei giorni successivi, il colloquio orale secondo il calendario stabilito da ciascuna commissione. Qualunque sarà l'esito, questa è già una storia destinata a essere ricordata in famiglia: padre e figlio che varcano insieme la stessa porta dell'esame, ciascuno con il proprio banco, ma con un percorso che hanno scelto di condividere fino in fondo. Un piccolo lieto fine scolastico che, nel pieno della stagione della maturità, vale la pena raccontare.