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Educazione sessuale a scuola: il consenso informato è legge

Educazione sessuale a scuola: il consenso informato è legge

Il consenso informato in ambito scolastico è diventato legge. Lo scorso 4 giugno il Senato ha approvato in via definitiva, con 78 voti favorevoli e 38 contrari, il disegno di legge di iniziativa governativa promosso dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, già licenziato dalla Camera nei mesi precedenti. Il provvedimento introduce un obbligo destinato a incidere sulla programmazione delle scuole: per le attività che toccano i temi della sessualità e dell'affettività servirà l'autorizzazione preventiva e scritta delle famiglie.

Cosa prevede la legge

Il perno della norma è l'obbligo, per le scuole secondarie di primo e secondo grado, di acquisire il consenso informato dei genitori, o degli studenti stessi se maggiorenni, prima di avviare progetti e iniziative — curricolari o extracurricolari — dedicati all'educazione sessuale e affettiva. Le scuole dovranno garantire piena trasparenza sui contenuti proposti.

In sintesi, le novità principali sono:

  • le famiglie devono poter visionare in anticipo materiali, programmi, obiettivi educativi, modalità di svolgimento e nominativi degli eventuali esperti esterni coinvolti;
  • il consenso va richiesto con un congruo anticipo rispetto allo svolgimento delle attività;
  • in assenza di autorizzazione, lo studente non partecipa e viene esentato dalle specifiche attività, con la previsione di percorsi alternativi;
  • durante le attività extracurricolari rivolte a minorenni deve essere sempre garantita la presenza di un insegnante.

La distinzione tra i diversi gradi di scuola

Un elemento centrale del testo è lo spartiacque tra i gradi scolastici. Nella scuola dell'infanzia e nella primaria le attività sui temi della sessualità restano escluse, fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali. È invece dalla scuola secondaria di primo grado in poi che diventano possibili, ma soltanto con il via libera delle famiglie. Secondo le precisazioni fornite in sede di approvazione, le attività sui temi più delicati dovranno essere affidate a figure qualificate, come medici e psicologi.

Le ragioni del Governo

Il ministro Valditara ha definito il provvedimento una "riforma storica", sottolineando la volontà di rafforzare il ruolo educativo dei genitori e di assicurare loro trasparenza sui contenuti proposti ai figli. Secondo l'esecutivo, la norma dà attuazione al principio per cui spetta in primo luogo alla famiglia il compito di educare i figli, anche sui temi legati all'identità e alla sfera affettiva. La maggioranza ha rivendicato la misura come uno strumento di garanzia e di chiarezza, non di censura.

Le critiche di sindacati e opposizioni

Sul fronte opposto, il provvedimento è stato contestato da opposizioni, sindacati e diverse associazioni. La FLC CGIL, insieme alla confederazione, ha parlato di un'ingerenza nell'autonomia scolastica e nella libertà di insegnamento, paventando il rischio che la scuola venga privata di parte della propria funzione pedagogica proprio su temi su cui gli adolescenti cercano spesso risposte altrove, in rete e sui social.

Alcune realtà del mondo associativo hanno ricordato come numerose organizzazioni internazionali chiedano da tempo all'Italia di introdurre stabilmente l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, richiamando anche gli impegni assunti con la ratifica della Convenzione di Istanbul, avvenuta con la Legge 27 giugno 2013, n. 77. Di segno opposto la posizione di associazioni come Pro Vita & Famiglia, che hanno salutato l'approvazione come una vittoria a tutela del ruolo dei genitori.

Cosa cambia per scuole e famiglie

Al di là dello scontro politico, le ricadute operative riguarderanno la quotidianità degli istituti. Per i dirigenti e i docenti si profila la necessità di rivedere la programmazione dei progetti che intersecano i temi dell'affettività e della sessualità, predisponendo per tempo l'informativa alle famiglie e la modulistica per la raccolta delle autorizzazioni. Andranno inoltre organizzate le attività alternative per gli studenti non autorizzati a partecipare.

Per le famiglie, la legge introduce un diritto di informazione e di scelta più strutturato: la possibilità di conoscere in anticipo contenuti e modalità delle iniziative e di decidere consapevolmente sulla partecipazione dei figli. Le nuove regole sono già legge dello Stato; la loro applicazione concreta si tradurrà negli adempimenti che le scuole inseriranno nella programmazione, a partire dalle attività dedicate a questi temi. Restano da definire, nei prossimi mesi, le indicazioni operative che accompagneranno l'attuazione uniforme su tutto il territorio nazionale.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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