Il decreto che individua le nuove classi di concorso dei percorsi di istruzione tecnica è stato registrato e comunicato agli Uffici scolastici regionali. Si tratta del Decreto Ministeriale 71 del 29 aprile 2026, la cui comunicazione di registrazione è stata diramata agli USR il 4 giugno scorso dalla Direzione generale per l'istruzione tecnica e professionale. Il provvedimento completa il quadro della riforma degli istituti tecnici, che entra in vigore dalle classi prime del prossimo settembre, e stabilisce a quali abilitazioni saranno affidate le discipline previste dai nuovi quadri orari.
Che cosa prevede il decreto
Il DM 71/2026 individua le classi di concorso da assegnare alle discipline dei percorsi di istruzione tecnica in relazione ai nuovi quadri orari, definiti a loro volta dal decreto ministeriale del 19 febbraio 2026 sulla revisione dell'assetto ordinamentale degli istituti tecnici. In concreto, fissa l'abbinamento tra ciascun insegnamento e la classe di concorso titolata a impartirlo: un passaggio decisivo, perché da quelle corrispondenze dipendono la costruzione degli organici, la titolarità dei posti e, a cascata, le future operazioni di reclutamento e mobilità.
Le nuove attribuzioni si innestano sull'impianto generale delle classi di concorso disciplinato dal DPR 19/2016, più volte aggiornato negli anni. Secondo le prime analisi diffuse dalle organizzazioni sindacali, il testo registrato risulta modificato solo in alcuni indirizzi rispetto alla bozza informale circolata nelle settimane precedenti.
Una riforma che parte da settembre
La revisione degli istituti tecnici riscrive indirizzi, articolazioni, quadri orari e risultati di apprendimento, con l'obiettivo dichiarato di aggiornare i curricoli alle competenze richieste dal sistema produttivo. Il decreto sugli ordinamenti introduce un modello didattico fondato sulla metodologia per competenze, pensato per superare la frammentazione disciplinare.
Tra gli elementi più delicati c'è la quota oraria affidata all'autonomia scolastica. Secondo le indicazioni operative diffuse dal Ministero a marzo, per il biennio sono previste 66 ore annue di flessibilità: un margine che il dicastero invita a utilizzare in modo "guidato", proprio per evitare squilibri negli organici e possibili situazioni di esubero. È su questo terreno che si concentrano molte delle preoccupazioni della categoria, perché il riassetto delle ore può tradursi in riduzioni di cattedre in alcune discipline.
Le critiche dei sindacati
La FLC CGIL, contraria alla riforma fin dall'inizio, ha definito il decreto sulle classi di concorso "tardivo e inefficace". Per il sindacato il provvedimento arriva in evidente ritardo rispetto alla fase, già avviata, di definizione degli organici, e non risolve il problema delle ricadute occupazionali. La proposta avanzata nei mesi scorsi era netta: rinviare l'avvio della riforma all'anno scolastico 2027/28, così da aprire un confronto sul merito dei contenuti.
La contestazione si inserisce in una mobilitazione più ampia. Dopo il fallimento del tentativo di conciliazione, la FLC CGIL ha proclamato lo sciopero delle attività aggiuntive dal 22 maggio al 21 giugno e lo sciopero degli scrutini negli istituti tecnici, in programma dal 13 al 21 giugno. La protesta punta a tenere alta l'attenzione sulle riduzioni di organico e sulla qualità dell'istruzione tecnica.
Che cosa cambia per i docenti
Per gli insegnanti degli istituti tecnici le nuove tabelle di corrispondenza tra discipline e classi di concorso sono il riferimento da cui leggere la propria posizione in vista del 2026/27. Saranno determinanti soprattutto per chi insegna materie toccate dalla revisione dei quadri orari, perché incideranno su cattedre, spezzoni e possibili perdite di titolarità.
Nelle prossime settimane il quadro andrà incrociato con la definizione degli organici e con eventuali linee guida attuative, che potrebbero introdurre ulteriori precisazioni. Il consiglio, per i docenti interessati, è verificare con attenzione l'abbinamento della propria disciplina nei nuovi indirizzi e seguire le indicazioni degli Uffici scolastici territoriali e delle segreterie, così da affrontare con consapevolezza la fase di assegnazione delle sedi e delle cattedre per il prossimo anno scolastico.