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IA a scuola: primi risultati positivi dalla sperimentazione MIM

IA a scuola: primi risultati positivi dalla sperimentazione MIM

La sperimentazione promossa dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sull'uso dell'intelligenza artificiale nella didattica restituisce i primi segnali positivi: secondo il monitoraggio condotto dall'INVALSI, gli studenti delle classi coinvolte mostrerebbero competenze superiori in italiano e matematica rispetto ai compagni delle classi tradizionali. Un dato ancora provvisorio, che andrà consolidato con la pubblicazione dei risultati definitivi attesa per il prossimo settembre, ma che alimenta il dibattito sull'ingresso strutturale dell'IA nella scuola italiana.

Una sperimentazione partita nel 2024

Il progetto, avviato all'inizio dell'anno scolastico 2024/2025, ha coinvolto un numero limitato di istituti distribuiti sul territorio nazionale e si è articolato su un biennio. L'obiettivo dichiarato è verificare se strumenti basati sull'intelligenza artificiale possano sostenere la personalizzazione dell'apprendimento e contribuire a ridurre i divari, anche in chiave di contrasto alla dispersione scolastica.

Alle scuole partecipanti sono stati messi a disposizione dispositivi e strumenti digitali forniti da un partner tecnologico, accompagnati da una formazione intensiva dei docenti curata da esperti. Il modello prevede che a utilizzare gli strumenti di IA generativa siano in prima battuta gli insegnanti, chiamati a integrarli nella progettazione didattica, mantenendo la centralità della relazione educativa in classe.

Il monitoraggio INVALSI e le classi specchio

A misurare l'efficacia del progetto è l'INVALSI, che ha impostato un confronto rigoroso tra le classi "sperimentali" e le cosiddette classi "specchio": gruppi della stessa tipologia e dello stesso anno di corso che hanno seguito la didattica tradizionale, senza il supporto degli strumenti di IA. Il metodo del confronto serve a isolare l'effetto reale dell'innovazione introdotta, evitando che i risultati siano influenzati da fattori esterni.

Al termine del percorso, gli apprendimenti degli studenti vengono valutati con prove standardizzate, così da poter leggere su base comparabile gli eventuali progressi. È proprio da questo confronto che emergono i primi indicatori favorevoli, segnalati in via ufficiosa dalle scuole coinvolte e ripresi dallo stesso Ministero.

Cosa dicono i primi dati

Secondo quanto reso noto, le classi che hanno lavorato con il supporto dell'intelligenza artificiale avrebbero sviluppato competenze maggiori soprattutto in italiano e matematica. Si tratta, va ribadito, di risultati ancora preliminari: la valutazione completa e i dati ufficiali sono attesi a settembre, quando l'INVALSI renderà disponibile l'analisi a livello sia locale sia nazionale.

La cautela è d'obbligo anche perché resta aperto il nodo di fondo: come integrare questi strumenti senza compromettere un apprendimento autentico. Il rischio segnalato da più parti è quello di una dipendenza tecnologica che riduca l'allenamento del pensiero critico e delle capacità di problem solving, qualora l'IA finisca per sostituire l'attività degli studenti anziché potenziarla.

Linee guida e formazione: il quadro normativo

La sperimentazione si inserisce in un percorso più ampio. Ad agosto 2025 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha emanato le Linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, collocando l'Italia tra i primi Paesi europei a dotarsi di un quadro di indirizzo in materia. A questo si è aggiunto, a fine marzo 2026, un avviso pubblico finanziato con fondi PNRR per la costituzione di snodi formativi sull'IA: una misura che stanzia risorse significative e consente a ciascuna istituzione scolastica di accedere a un finanziamento dedicato alla formazione di docenti, ATA e dirigenti.

Il tema della formazione resta centrale. Senza un'adeguata preparazione del personale e una verifica della conformità degli strumenti adottati, in particolare sul fronte della tutela dei dati, il rischio è che l'adozione dell'IA proceda in modo disomogeneo tra le scuole. Per questo la fase di accompagnamento è considerata decisiva quanto la sperimentazione stessa.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Se i dati definitivi confermeranno i segnali emersi, il Ministero potrebbe valutare un'estensione progressiva dell'uso dell'intelligenza artificiale ad altre scuole, con il monitoraggio dell'INVALSI come riferimento per misurarne gli effetti. Per i docenti, la partita non riguarda solo gli strumenti, ma il modo di progettare la didattica e di valutare gli apprendimenti. La pubblicazione dei risultati ufficiali a settembre rappresenterà quindi un passaggio importante: contribuirà a chiarire se l'IA possa davvero diventare una leva per ridurre i divari, o se la prudenza resti la parola d'ordine. Il portale dell'INVALSI sarà tra i canali da seguire per gli aggiornamenti.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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