La Carta del docente resta uno degli strumenti più discussi del mondo scuola: per il 2025/2026 è stata riattivata con una platea allargata, ma con un valore ridotto a 383 euro e con l'esclusione del personale ATA. Tra l'estensione ai supplenti, il taglio dell'importo e il contenzioso ancora aperto per le annualità arretrate, il bonus per la formazione dei docenti continua a far parlare di sé. E sul prossimo anno restano più di un'incognita.
Un bonus ridotto a 383 euro
La Carta del docente è stata istituita dalla legge 13 luglio 2015, n. 107, la cosiddetta "Buona Scuola", come beneficio annuale destinato all'aggiornamento e alla formazione professionale degli insegnanti. Per anni l'importo è stato fissato a 500 euro, accreditati sull'apposita piattaforma e spendibili in libri, corsi, dispositivi e altre voci ammesse.
Per l'anno scolastico in corso, però, il valore nominale è sceso a 383 euro: una riduzione di oltre il 23% rispetto alla cifra storica. A fronte del taglio, sono state ampliate alcune categorie di spesa ammissibili e, soprattutto, è stata estesa la platea dei beneficiari, che secondo i dati ministeriali ha superato il milione di destinatari.
Estensione ai supplenti e l'esclusione degli ATA
La novità più rilevante riguarda proprio l'allargamento del beneficio. La Carta è stata estesa anche ai docenti supplenti, una richiesta avanzata da tempo e sostenuta da una serie di pronunce giurisprudenziali. Resta però fuori il personale ATA: collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici continuano a non avere diritto al bonus, nonostante le ripetute richieste sindacali di un'estensione anche a loro.
Le organizzazioni di categoria hanno criticato la scelta, sottolineando come le risorse disponibili potrebbero essere impiegate sia per riportare l'importo verso la cifra originaria, sia per includere gli ATA. Per la FLC CGIL, in particolare, esistono fondi che consentirebbero di intervenire in entrambe le direzioni.
I ricorsi per le annualità arretrate
Il capitolo più consistente resta quello del contenzioso. Negli anni scorsi, la giurisprudenza europea e quella di legittimità hanno riconosciuto il diritto alla Carta del docente anche ai docenti non di ruolo con incarico annuale, ossia con contratto fino al 31 agosto o al 30 giugno. Sulla base di questi orientamenti, migliaia di supplenti hanno potuto chiedere il riconoscimento del beneficio per le annualità maturate e non percepite.
Il filone è diventato uno degli assi principali del contenzioso scolastico: il docente precario che ritiene di aver maturato il diritto può rivolgersi al giudice del lavoro per ottenere il riconoscimento delle somme arretrate, in genere con il supporto di un'organizzazione sindacale o di un legale. L'estensione ai supplenti decisa per il 2025/2026 nasce anche dalla pressione di questo contenzioso, ma non chiude la partita relativa agli anni precedenti.
Le incognite sul 2026
Sul futuro del bonus pesano diversi interrogativi. Da un lato si è discusso di possibili modifiche all'importo e alle modalità di erogazione; dall'altro non sono mancate ipotesi, circolate nei mesi scorsi, di un ulteriore ridimensionamento della cifra. I sindacati chiedono al Ministero certezze, a partire dalla conferma di un valore adeguato e dalla stabilità delle regole.
L'incertezza riguarda quindi tanto l'ammontare quanto la platea: se gli ATA verranno inclusi, se i supplenti manterranno il diritto in modo strutturale e se l'importo tornerà a crescere. Sono nodi che il prossimo passaggio normativo dovrà sciogliere, e che incidono direttamente sulle possibilità di formazione del personale.
Cosa possono fare i docenti
Per chi ha diritto alla Carta nell'anno in corso, il consiglio è verificare l'importo disponibile e le categorie di spesa ammesse direttamente sulla piattaforma ufficiale Carta del docente, prestando attenzione alle scadenze per l'utilizzo del bonus. I docenti supplenti che ritengono di aver maturato il diritto per le annualità passate possono invece valutare la strada del ricorso, informandosi sui termini e sulle modalità.
Più in generale, la vicenda conferma quanto la Carta del docente sia diventata un terreno di tensione tra esigenze di bilancio, parità di trattamento e tutela della formazione. Nelle prossime settimane saranno le scelte del Ministero a chiarire il quadro per il 2026, in un contesto in cui il personale chiede risposte chiare e stabili. Fino ad allora, importo e platea restano sospesi tra annunci e attese.