Dal 2 agosto 2026 diventano applicabili gli obblighi europei sui sistemi di intelligenza artificiale "ad alto rischio", una categoria che comprende diversi strumenti destinati proprio all'ambito educativo. Si tratta di un passaggio rilevante dell'AI Act, il regolamento dell'Unione europea sull'intelligenza artificiale, con ricadute dirette sulle scuole italiane: dalla valutazione degli apprendimenti al monitoraggio degli esami, fino alla tutela dei dati degli studenti. Un appuntamento che impone agli istituti di farsi trovare preparati, anche sul fronte della formazione del personale.
Che cos'è l'AI Act e il calendario di applicazione
L'AI Act è il Regolamento (UE) 2024/1689, il primo quadro normativo organico al mondo sull'intelligenza artificiale. Il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024, ma le sue disposizioni si applicano in modo scaglionato nel tempo, in base al livello di rischio dei sistemi.
La data del 2 agosto 2026 segna un passaggio chiave: da quel momento si applicano gli obblighi previsti per i sistemi classificati ad alto rischio, tra cui rientrano diversi usi nel settore dell'istruzione e della formazione professionale. Per le scuole, che di questi sistemi sono in genere utilizzatori, significa dover prestare attenzione a come tali strumenti vengono adottati e gestiti.
I sistemi "ad alto rischio" in ambito educativo
Il regolamento individua come ad alto rischio i sistemi di IA impiegati per finalità delicate nel percorso scolastico. Tra questi rientrano gli strumenti usati per decidere l'ammissione o l'assegnazione degli studenti agli istituti, per valutare i risultati dell'apprendimento, per stabilire il livello di istruzione adeguato a una persona, influenzandone il percorso, e per monitorare o rilevare comportamenti vietati durante le prove, come i sistemi di proctoring negli esami.
Per questi sistemi sono previsti requisiti stringenti: una gestione documentata dei rischi, la qualità dei dati utilizzati, la trasparenza verso gli utenti e, soprattutto, la sorveglianza umana. L'obiettivo dichiarato è evitare decisioni automatiche discriminatorie, ad esempio basate su genere, età o disabilità. La centralità del controllo umano è il punto su cui le scuole dovranno vigilare di più.
I divieti: niente riconoscimento delle emozioni
Accanto agli obblighi per i sistemi ad alto rischio, il regolamento fissa una serie di pratiche vietate. Tra queste, di particolare interesse per il mondo scuola, c'è il divieto di utilizzare sistemi di IA per inferire le emozioni delle persone all'interno degli istituti di istruzione. La pratica è considerata troppo invasiva e potenzialmente lesiva, in un contesto segnato da uno squilibrio di potere tra docenti e studenti, ed è ammessa solo per ragioni mediche o di sicurezza.
È un punto che merita attenzione, perché alcune soluzioni tecnologiche proposte come strumenti di "analisi dell'attenzione" o del coinvolgimento degli studenti potrebbero ricadere proprio in questa categoria proibita.
Il nodo dei dati e dello "shadow IT"
L'applicazione dell'AI Act si intreccia con la disciplina sulla protezione dei dati personali. Il rischio più concreto, secondo gli esperti, è il cosiddetto "shadow IT": l'uso di strumenti digitali da parte del personale senza un'autorizzazione esplicita dell'istituto. Pensiamo a docenti che caricano elaborati o dati degli studenti su servizi di IA generativa per correzioni e valutazioni, o a segreterie che utilizzano traduttori automatici per documenti contenenti dati sensibili, come i PEI o le certificazioni per i disturbi specifici dell'apprendimento.
In questi casi il rischio è duplice: una possibile violazione delle norme europee sull'IA e, al tempo stesso, della disciplina sulla privacy. Per questo le scuole sono chiamate a verificare la conformità degli strumenti adottati, ad aggiornare le informative e, dove necessario, a effettuare le valutazioni d'impatto sul trattamento dei dati.
Cosa devono fare le scuole
Il quadro europeo si inserisce in un percorso già avviato a livello nazionale. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha adottato nel 2025 le Linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale nelle scuole e ha finanziato, con risorse del PNRR, percorsi formativi dedicati a docenti, personale ATA e dirigenti. La formazione resta infatti la condizione per un uso consapevole e conforme di questi strumenti.
In vista del 2 agosto, le scuole farebbero bene a mappare gli strumenti di IA già in uso, a definire regole chiare nel proprio regolamento e a coinvolgere il responsabile della protezione dei dati. Più che una corsa all'adozione di nuove tecnologie, la sfida dei prossimi mesi sarà adottarle in modo trasparente e controllato, mettendo al centro la tutela degli studenti. Una sfida che riguarda dirigenti, docenti e segreterie, e che richiederà tempo, competenze e accompagnamento.
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