Con la chiusura delle lezioni, prevista in questi giorni nella maggior parte delle regioni, torna puntuale un tema che ogni anno divide docenti e dirigenti: quali obblighi di servizio restano fino al 30 giugno. Diverse note sindacali diffuse il 3 giugno scorso ricordano che, terminate le lezioni, gli insegnanti sono tenuti soltanto agli impegni previsti dal piano annuale delle attività e a quelli legati a scrutini ed esami. Tutto il resto, secondo le organizzazioni, non può essere imposto con generici ordini di servizio.
Cosa cambia con la fine delle lezioni
Il punto di partenza è la distinzione, fissata dal contratto di lavoro, tra le diverse componenti dell'attività del docente. L'articolo 28 del CCNL disciplina l'attività di insegnamento, mentre l'articolo 29 riguarda le attività funzionali all'insegnamento. Quando le lezioni terminano, viene meno l'obbligo di insegnamento in senso stretto, semplicemente perché non ci sono più gli alunni in aula. Restano invece in piedi gli obblighi di carattere collegiale e gli adempimenti connessi alla valutazione.
La funzione docente, del resto, è definita anche dalla legge: l'articolo 395 del Testo Unico della scuola ne delinea i tratti, lasciando poi al contratto collettivo la disciplina puntuale degli obblighi orari.
Le 40+40 ore e gli scrutini
L'articolo 29 prevede un monte ore predeterminato per le attività funzionali: fino a 40 ore annue per la partecipazione alle riunioni del collegio dei docenti e altre 40 ore per i consigli di classe. A queste si aggiungono gli adempimenti obbligatori legati a scrutini ed esami e la compilazione degli atti di valutazione, che non rientrano nel computo delle 40+40 ore.
Ne deriva una conseguenza pratica importante: se un docente ha già raggiunto il tetto delle 40 ore destinate alle riunioni del collegio e vengono convocati ulteriori incontri, può chiedere il pagamento delle ore aggiuntive oppure l'esonero dalla partecipazione. È un aspetto spesso trascurato, ma che incide concretamente sugli impegni di fine anno.
Cosa, secondo i sindacati, non può essere imposto
È proprio sul perimetro di queste attività che si concentrano le segnalazioni sindacali. Secondo le note diffuse da Gilda e da altre sigle, terminate le lezioni il dirigente non può imporre un obbligo generalizzato di presenza quotidiana a scuola fino al 30 giugno, né l'obbligo di firma per un numero indefinito di ore. Allo stesso modo, viene considerato estraneo alla funzione docente l'incarico di svolgere mansioni come il riordino di aule, scaffali o armadi.
Le organizzazioni richiamano inoltre un principio di forma: gli ordini di servizio devono essere formalizzati attraverso atti ufficiali della scuola, e non possono essere veicolati da messaggi informali nei gruppi WhatsApp o tramite comunicazioni di collaboratori, prive di valore legale.
Cosa invece resta dovuto
Il quadro non equivale, però, a un "liberi tutti". Restano pienamente obbligatori gli scrutini finali e gli esami, compresi gli impegni dei docenti chiamati a far parte delle commissioni della Maturità, che prende il via il 18 giugno. Sono dovute anche le attività collegiali e funzionali già programmate e deliberate nel piano annuale delle attività, finché non si sia raggiunto il monte ore contrattuale.
In altre parole, il discrimine non è tra "lavorare" e "non lavorare", ma tra ciò che è stato regolarmente programmato o è previsto dalla legge e dal contratto, da un lato, e le richieste aggiuntive non previste, dall'altro. Le prime vanno onorate; sulle seconde, secondo i sindacati, il docente può legittimamente eccepire.
Cosa fare in caso di circolari dubbie
Il consiglio operativo per gli insegnanti è di partire sempre dal piano annuale delle attività deliberato dal collegio a inizio anno: è il documento che fissa gli impegni dovuti e ne quantifica le ore. Di fronte a una circolare che impone presenze o adempimenti non previsti, è opportuno verificarne il fondamento contrattuale prima di reagire, evitando sia adesioni acritiche sia rifiuti istintivi.
Nei casi dubbi, il riferimento sono le RSU di istituto e le organizzazioni sindacali territoriali, che possono valutare la legittimità delle disposizioni e, se necessario, intervenire. Conservare le comunicazioni ricevute aiuta a ricostruire la vicenda. L'obiettivo, in una fase dell'anno spesso carica di tensioni, è ricondurre gli impegni dentro il perimetro definito dal contratto, nel rispetto reciproco tra docenti e dirigenza.
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