Con la fine delle lezioni alle porte, gli scrutini finali 2026 entrano nel vivo e per studenti e famiglie il voto in condotta torna a essere un fattore decisivo. Per il secondo anno consecutivo si applica a pieno la riforma della valutazione del comportamento: un'insufficienza grave può comportare la bocciatura, mentre un 6 fa scattare la sospensione del giudizio e un compito di cittadinanza da svolgere durante l'estate.
A fissare le nuove regole è la legge 1° ottobre 2024, n. 150, in vigore dall'anno scolastico 2024/2025, che ha rivisto la disciplina della valutazione modificando il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e lo Statuto delle studentesse e degli studenti. Il comportamento non è più una valutazione "a margine", ma concorre in modo diretto all'ammissione e, alle superiori, anche al voto finale.
Alle superiori il 5 in condotta vale la bocciatura
Nella scuola secondaria di secondo grado la valutazione del comportamento resta espressa in decimi. La novità più rilevante riguarda l'insufficienza grave: con un voto pari o inferiore a 5, il consiglio di classe delibera la non ammissione alla classe successiva o all'esame di Stato, indipendentemente dai risultati nelle altre materie. È un cambiamento netto rispetto al passato, quando un'insufficienza in condotta raramente comportava in automatico la bocciatura.
Il 6 e il compito di cittadinanza
Diverso il caso del 6 in comportamento. Nelle classi non terminali, il voto sufficiente "minimo" comporta la sospensione del giudizio: lo studente è chiamato a produrre un elaborato critico su temi di cittadinanza attiva e solidale, collegato ai motivi che hanno determinato la valutazione. La mancata presentazione dell'elaborato determina la non ammissione all'anno successivo.
Per le classi terminali, invece, il 6 in condotta non rinvia a settembre ma comporta l'assegnazione di un elaborato critico che dovrà essere discusso in sede di colloquio dell'esame di Stato. Una previsione che lega quindi il comportamento dell'ultimo anno direttamente alla maturità.
Il peso sul credito e sull'esame di Stato
Il voto in condotta incide anche sull'attribuzione del credito scolastico. Per ottenere il punteggio massimo all'interno della fascia corrispondente alla media dei voti serve una valutazione del comportamento pari o superiore a 9. In altre parole, uno studente con una media alta ma con un 7 o un 8 in condotta non potrà accedere al credito più elevato previsto per la sua fascia. Per l'ammissione all'esame restano necessari almeno la sufficienza in tutte le discipline e la partecipazione alle prove INVALSI, che pur non incidendo sul voto finale costituisce requisito di accesso.
Primaria e scuola media: regole differenziate
La riforma distingue tra i gradi di istruzione. Nella scuola secondaria di primo grado il comportamento è valutato in decimi e un voto inferiore al 6 comporta la non ammissione alla classe successiva o all'esame conclusivo. Nella scuola primaria, invece, la valutazione del comportamento è espressa con un giudizio sintetico e non con un numero. Cambia anche la disciplina delle sanzioni: la revisione dello Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. 249/1998) ha ripensato l'allontanamento fino a quindici giorni, sostituendo dove possibile la semplice esclusione con attività di studio o di cittadinanza solidale.
Cosa cambia per famiglie e docenti
Per le famiglie il messaggio è chiaro: il rendimento scolastico non basta più, perché anche la condotta tenuta durante l'anno può pesare sull'esito finale. È quindi importante seguire con attenzione le comunicazioni della scuola e gli eventuali richiami formalizzati nel corso dell'anno, dal momento che l'insufficienza in comportamento deve essere motivata con un giudizio e verbalizzata in sede di scrutinio. Per i docenti, la riforma rafforza il ruolo del consiglio di classe, chiamato a una valutazione collegiale del comportamento coerente e documentata. Nelle prossime settimane, con la pubblicazione degli esiti, si misurerà concretamente l'impatto di queste regole sul secondo anno di piena applicazione.