La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Italia per l'abuso dei contratti a tempo determinato del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola. La sentenza, depositata lo scorso 13 maggio nella causa C-155/25, accerta una violazione "sistemica" del diritto comunitario e rilancia il nodo della stabilizzazione di decine di migliaia di lavoratori ATA precari. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha già annunciato l'apertura di un tavolo tecnico e lo studio di una soluzione normativa.
Cosa ha stabilito la Corte di Giustizia UE
Secondo la Decima Sezione della Corte, l'Italia ha violato la clausola 5 dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, allegato alla Direttiva 1999/70/CE, perché non ha previsto misure efficaci per prevenire la reiterazione abusiva delle supplenze del personale ATA nelle scuole statali. Il punto centrale della pronuncia è che i contratti a termine non sono stati usati per esigenze temporanee, ma per coprire fabbisogni permanenti e duraturi del sistema scolastico.
A sostegno di questa lettura, i giudici europei hanno valorizzato un dato di fatto: nonostante il calo costante della popolazione scolastica, il numero e la percentuale di personale ATA assunto a tempo determinato hanno continuato a crescere. La normativa italiana, inoltre, esclude di fatto il comparto scuola dai limiti generali di durata e di rinnovo previsti per gli altri lavoratori. L'Italia è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali.
Il precedente "Mascolo" e l'estensione al comparto ATA
La decisione si inserisce nel solco della nota sentenza "Mascolo" del 26 novembre 2014, con cui la stessa Corte aveva già condannato l'Italia per l'abuso dei contratti a termine, in quel caso con riferimento ai docenti. Con la pronuncia di maggio l'accertamento di una violazione strutturale viene esteso esplicitamente al personale ATA, ossia collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici, profili che reggono il funzionamento quotidiano degli istituti e per i quali le supplenze sono regolate, tra l'altro, dalla Legge 3 maggio 1999, n. 124.
La risposta del Ministero: tavolo tecnico e ipotesi di decreto
La condanna era attesa. Come riportato da ItaliaOggi, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha comunicato di aver avviato un confronto con i sindacati, istituendo un tavolo tecnico per la revisione complessiva del sistema di reclutamento del personale ATA. Inoltre, in vista di un possibile decreto-legge cosiddetto "salva-infrazioni" allo studio del Governo, il MIM ha presentato una nuova proposta normativa che, secondo le intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe superare in modo strutturale le contestazioni mosse dalla Commissione europea. Allo stato si tratta di un percorso in fase di definizione, non ancora tradotto in un provvedimento approvato.
Le richieste dei sindacati
Le organizzazioni sindacali chiedono interventi rapidi. La FLC CGIL, che da anni porta avanti la vertenza sul precariato scolastico, sollecita un piano straordinario di assunzioni per coprire tutti i posti vacanti; la segretaria generale Gianna Fracassi ha invocato la stabilizzazione dei circa 60 mila precari ATA stimati dalla federazione. La UIL Scuola RUA, per voce del responsabile legale Domenico Naso, sottolinea che la sentenza offre alla giurisprudenza nazionale un parametro interpretativo vincolante e prevede un'ampia attività contenziosa. Anche l'ANIEF chiede un intervento normativo a garanzia del principio di non discriminazione.
Cosa cambia per i lavoratori ATA
Sul piano pratico, la pronuncia rafforza le tutele individuali. Il personale ATA che ha subito una successione abusiva di contratti a termine potrà rivolgersi al giudice del lavoro per chiedere il risarcimento del danno, con un parametro europeo a cui ancorare la valutazione della gravità dell'abuso, soprattutto quando i rinnovi hanno coperto fabbisogni stabili. Su questo fronte si segnala anche la sentenza della Corte di Cassazione n. 30779 del 23 novembre 2025, secondo cui la successiva stabilizzazione non cancella il diritto al risarcimento per l'abuso subìto: la decisione riguardava però un caso specifico relativo a un docente di religione e andrà verificata nella sua applicazione ai diversi profili.
Per chi lavora nelle segreterie e nei servizi ausiliari, la partita decisiva si giocherà nei prossimi mesi: dalla revisione delle regole di reclutamento dipenderanno le condizioni di accesso al ruolo e la riduzione del ricorso alle supplenze in vista dell'avvio del prossimo anno scolastico a settembre. Sarà importante seguire gli sviluppi del tavolo tecnico al Ministero e l'eventuale provvedimento normativo, oltre alle indicazioni dei sindacati sulle modalità di tutela individuale.