La transizione ecologica non si fa solo nei palazzi della politica o nei laboratori di ricerca, ma trova il suo motore più potente tra i banchi di scuola. È questo il messaggio forte emerso da "Dalla Classe alla Città: le Scuole nella Transizione Climatica", l’evento nazionale svoltosi sabato 23 maggio 2026 presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano. Promosso dalla comunità italiana del Patto Europeo per il Clima (EuCliPa.IT) in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovation e Ricerca Educativa (INDIRE), l'incontro ha messo al centro il ruolo degli istituti scolastici come veri e propri "hub" civici e laboratori attivi per il cambiamento del territorio.
Il progetto PAESC School: dagli studenti ai sindaci
Al centro del dibattito c’è il progetto PAESC School (noto anche come PAESC Giovani), un’iniziativa congiunta di INDIRE ed EuCliPa nata per fornire a docenti e studenti gli strumenti per incidere sulle politiche climatiche locali. Il PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima) è il documento con cui i Comuni pianificano la transizione energetica nell'ambito del Patto dei Sindaci promosso dalla Commissione Europea. Attraverso guide digitali e percorsi didattici mirati, le classi imparano a consultare questi piani, a verificarne lo stato di attuazione e a proporre soluzioni concrete basate sulla natura (Nature-based Solutions, NbS) alle amministrazioni locali, come la creazione di aree verdi scolastiche per contrastare le ondate di calore e rigenerare i quartieri.
Consapevolezza e "preparedness": i dati e la sfida educativa
L’urgenza di questo approccio è stata ribadita dal climatologo Luca Mercalli, ambasciatore del Patto europeo per il Clima, che nel suo intervento ha sottolineato come non basti più fare la diagnosi del problema: serve una terapia immediata. "I più giovani devono sapere, ma gli adulti devono agire", ha spiegato Mercalli. A fargli eco sono stati i dati presentati da Maria Chiara Pettenati, dirigente di ricerca INDIRE, che ha citato il Rapporto Eurydice: se l’85% dei docenti europei ritiene cruciale l’educazione alla preparedness (la preparazione a gestire rischi sistemici e ambientali), quasi la metà delle scuole si dichiara ancora impreparata ad affrontare queste sfide in modo strutturato.
L'Italia, tuttavia, vanta una marcia in più: come evidenziato da Luciana Favaro, presidente di EuCliPa.IT, la comunità italiana del Patto per il Clima è la più numerosa tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea, un primato che permette di spingere con forza sulla sinergia tra ricerca educativa e attivismo territoriale.
Cosa cambia concretamente per i docenti
Per il personale scolastico, questa svolta si traduce in opportunità pratiche di innovazione didattica. Le guide e i materiali formativi messi a disposizione da INDIRE ed EuCliPa consentono di integrare l'educazione ambientale nelle ore di Educazione Civica, senza appesantire i programmi ma offrendo percorsi di cittadinanza attiva e project-based learning. Le scuole non sono più solo destinatarie di nozioni teoriche sul clima, ma diventano "rifugi climatici" e catalizzatori di rigenerazione urbana, capaci di dialogare direttamente con i decisori politici del proprio Comune.
L'evento di Milano ha confermato che la transizione ecologica della scuola italiana è già in atto, trasformando gli studenti da spettatori preoccupati a protagonisti attivi del cambiamento del proprio territorio.