Scuola

Autismo, APRI: «Cancellare la raccomandazione sui D2 bloccanti, priorità all'intervento educativo precoce». Il 14 maggio il ricorso al Consiglio di Stato

08 maggio 2026 di Vincenzo Schirripa

L'Associazione per la ricerca sull'autismo Cimadori (APRI OdV ETS) chiede la cancellazione della raccomandazione contenuta nella Linea Guida ISS 2025 sul disturbo dello spettro autistico, che suggerisce l'uso dei D2 bloccanti — farmaci antipsicotici — in bambini e adolescenti con ASD. Una petizione al Ministero della Salute ha già raccolto oltre 25.000 firme di esperti, associazioni e genitori, e il prossimo 14 maggio 2026 è in discussione al Consiglio di Stato il ricorso presentato congiuntamente da APRI OdV ETS, Tribunale della Salute ODV ETS, AGSAS di Palermo e Associazione L'Aliante onlus di Sasso Marconi (Bologna).

Nel comunicato firmato dal presidente professor Carlo Hanau, datato Bologna 7 maggio 2026, l'associazione richiama l'attenzione su un nodo che interessa da vicino docenti, educatori e operatori scolastici impegnati con bambini e ragazzi nello spettro autistico: la distinzione netta tra abilitazione tempestiva — fondata su interventi psicoeducativi personalizzati — e uso precoce di psicofarmaci, sul quale la comunità scientifica internazionale invita alla massima prudenza.

L'efficacia dell'intervento psicoeducativo precoce

Da decenni la letteratura scientifica converge su un punto: i segni di disfunzione della comunicazione e dell'interazione sociale possono essere individuati già nel primo e secondo anno di vita, e intervenire precocemente è utile ed efficace. Il riferimento storico è l'Early Start Denver Model (ESDM), i cui risultati sono stati pubblicati nel 2010 sulla rivista Pediatrics dal gruppo coordinato da Geraldine Dawson e Sally Rogers: un intervento psicoeducativo intensivo e molto precoce produce miglioramenti significativi nello sviluppo socio-comunicativo dei bambini.

Sulla stessa linea si colloca il lavoro di Elena Clò, presentato nell'aprile 2024 al convegno ANGSA di Bologna e confluito in uno studio pubblicato nel 2026 sul British Journal of Special Education (Clò E., Dounavi K., Dillenburger K., Teaching socio-communicative behaviours in play routines with caregivers: A feasibility study). La ricerca documenta l'efficacia di interventi educativi avviati già nel primo anno di vita, realizzati nell'ambiente domestico dai genitori durante le normali attività di accudimento, sotto la guida di professionisti esperti. La quotidianità familiare diventa così uno spazio educativo strutturato, fuori dai contesti sperimentali.

Su cosa c'è consenso scientifico, e su cosa no

APRI sottolinea come nel dibattito scientifico attuale non vi sia controversia sull'utilità dell'abilitazione precoce. Il confronto riguarda piuttosto le modalità dell'intervento, i contesti (naturali o strutturati) e il ruolo dei genitori e dei professionisti. Esiste invece un ampio accordo su un altro punto chiave: prima dei due anni di età si dovrebbe parlare di rischio di diagnosi, non di diagnosi di autismo.

Il pedagogista Daniele Novara, in un recente intervento del 7 maggio 2026, ha ripreso la posizione della neuroscienziata britannica Uta Frith: bisognerebbe avere prudenza prima di dichiarare autistico un bambino di un anno e mezzo o due. Una posizione coerente con un principio basilare ribadito dall'associazione bolognese: l'intervento psicoeducativo personalizzato non dipende dalla diagnosi. Un'educazione mirata alle difficoltà individuali del singolo bambino prescinde dall'etichetta diagnostica e non comporta effetti negativi.

Non si tratta — chiarisce Hanau — di un ritorno ai tempi della "mamma frigorifero", quando psicoanalisti psicodinamici e lacaniani imponevano di non fare diagnosi prima dei sei anni. È piuttosto la conseguenza di una valutazione costi-benefici che cambia radicalmente a seconda di ciò che la diagnosi comporta sul piano operativo.

Il nodo critico: la raccomandazione sui D2 bloccanti

La questione diventa sensibile, secondo APRI, quando la diagnosi — o anche il solo sospetto — apre la strada a interventi farmacologici. La Linea Guida ISS 2025 per bambini e adolescenti con ASD contiene infatti una raccomandazione che ha sollevato forti preoccupazioni: «Il Panel ISS della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico suggerisce di usare i D2 bloccanti piuttosto che non usare i D2 bloccanti in bambini e adolescenti con ASD (raccomandazione condizionata basata su una qualità bassa nelle prove di efficacia)».

Una raccomandazione che, pur moderata da una nota successiva, non fissa alcun limite inferiore di età né di durata, rendendo — secondo l'associazione — rischiosa qualsiasi anticipazione diagnostica. «È ben diverso fare diagnosi se l'unica risposta è psicoeducazione oppure farmaci tutt'altro che innocui, per tutte le età», si legge nel comunicato. Se il sospetto o la diagnosi di autismo potessero condurre, anche indirettamente, all'uso di farmaci antipsicotici in età evolutiva senza rispettare le regole dell'off label, la prudenza invocata da Novara e Frith andrebbe estesa non solo ai bambini sotto i due anni, ma anche oltre i tre.

La direzione indicata da APRI è netta: interventi psicoeducativi tempestivi, intensivi, personalizzati, in ambiente naturale. Non quella delle "etichette" anticipate, né tantomeno quella degli psicofarmaci come prima linea per l'autismo.

Petizione, ricorso al Consiglio di Stato e ricadute sulla scuola

Per chiedere la cancellazione della raccomandazione sui D2 bloccanti è in corso una petizione al Ministero della Salute che ha già superato le 25.000 firme, raccogliendo l'adesione di esperti, associazioni di famiglie e genitori. Sul fronte giurisdizionale, il prossimo 14 maggio 2026 è prevista la discussione al Consiglio di Stato del ricorso presentato congiuntamente da APRI OdV ETS, "Tribunale della Salute" ODV ETS, Associazione Genitori Soggetti Autistici Solidale di Palermo (AGSAS) e Associazione L'Aliante onlus di Sasso Marconi.

Per docenti, assistenti specialistici ed educatori che operano con alunni nello spettro autistico, il tema chiama in causa la qualità della formazione e il modello di presa in carico nei contesti educativi. Percorsi di alta formazione come il Corso ASACOM — Assistente all'Autonomia e alla Comunicazione delle persone con disabilità rappresentano leve concrete per tradurre nella pratica scolastica e socio-educativa il principio dell'intervento psicoeducativo personalizzato che APRI rivendica come strada maestra.

Tags: scuola disabilità
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