Docenti

Educazione civica low cost: lo Stato risparmia, gli studenti pagano e gli insegnanti restano sepolti in graduatorie ragnatela

18 aprile 2026 di Redazione

Riceviamo e pubblichiamo il contributo della docente Rosita Zammataro.

Da qualche anno l'educazione civica è tornata ufficialmente nelle scuole italiane con un monte ore minimo di 33 ore annuali. Una scelta che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto rafforzare la formazione dei cittadini di domani, promuovendo conoscenza delle istituzioni, legalità, diritti, doveri, economia pubblica, sostenibilità e partecipazione democratica. Peccato che tra i proclami e la realtà quotidiana esista un divario sempre più evidente.

Il nodo principale è sotto gli occhi di tutti: l'educazione civica continua a essere trattata come materia "trasversale", affidata in modo diffuso a docenti di ogni disciplina, spesso senza una preparazione specifica in ambito giuridico ed economico. Il risultato? Un insegnamento frammentato, discontinuo, affidato alla buona volontà dei singoli e troppo spesso ridotto a qualche lezione occasionale su Costituzione, ambiente o cittadinanza digitale.

È una soluzione comoda, certo. Ma è anche una scorciatoia. Perché quando si parla di legalità, funzionamento dello Stato, diritto del lavoro, fiscalità, mercato, istituzioni europee o principi costituzionali, servono competenze precise. Servono docenti formati proprio in discipline giuridico-economiche, professionisti della materia che possano garantire rigore, continuità e profondità didattica.

Invece si preferisce mantenere un sistema che consente di distribuire le 33 ore tra insegnanti già in organico, senza investire nuove risorse, senza creare cattedre dedicate, senza valorizzare chi possiede i titoli più coerenti. In altre parole: si risparmia. E a pagare il conto sono gli studenti.

Non si tratta di screditare il lavoro degli altri docenti, che spesso suppliscono con impegno e serietà a carenze strutturali evidenti. Il problema è politico e organizzativo: si pretende qualità senza mettere in campo professionalità adeguate. È un modello costruito più sul contenimento della spesa che sulla centralità della formazione.

Eppure l'Obiettivo 4 dell'Agenda 2030 parla chiaro: garantire un'istruzione di qualità, equa e inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento per tutti. Qualità significa anche affidare ogni insegnamento a figure competenti, preparate e riconosciute. Non basta inserire una disciplina nel curriculum se poi la si svuota nella pratica.

Come si può formare una cittadinanza consapevole senza chi conosce davvero il diritto e l'economia? Come si può parlare di Costituzione senza competenza costituzionale? Come si può educare alla fiscalità, al lavoro, all'impresa, alla finanza pubblica, senza docenti che abbiano studiato queste materie in modo specialistico?

L'Italia ha nelle scuole una risorsa già presente: gli insegnanti di discipline giuridico-economiche. Tenerli ai margini o utilizzarli solo parzialmente mentre l'educazione civica viene dispersa in mille rivoli appare una contraddizione evidente.

Se davvero si vuole investire nei cittadini di domani, occorre superare l'attuale impostazione di facciata. Le 33 ore non devono essere un numero da esibire, ma un percorso serio e strutturato. E questo passa da una scelta semplice: affidare un ruolo centrale ai docenti competenti.

Il resto rischia di essere solo retorica ministeriale a costo zero.

Rosita Zammataro

Tags: docenti educazione civica
Condividi:

Segui NewsIstruzione su Google News

Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola

Segui

Visualizza versione completa