Domenica e lunedì si vota sul referendum sulla giustizia. Ma per molte famiglie lo stop alle lezioni inizia già venerdì 20 marzo — e dura fino a mercoledì 25. La chiusura non riguarda tutti gli istituti: ecco come capire se il tuo è coinvolto e cosa fare.
Manca meno di una settimana al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026, e molte famiglie si stanno già chiedendo la stessa cosa: mio figlio va a scuola venerdì? La risposta breve è: dipende. La risposta lunga merita di essere letta tutta, perché questa volta lo stop può essere più lungo del previsto — fino a cinque giorni consecutivi senza lezioni per chi si trova in un istituto sede di seggio.
Cosa sta succedendo
Il 22 marzo (domenica, dalle ore 7 alle 23) e il 23 marzo (lunedì, dalle ore 7 alle 15) i cittadini italiani sono chiamati a votare sul referendum confermativo riguardante la riforma costituzionale della magistratura: separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, istituzione di due CSM separati, selezione dei componenti tramite sorteggio parziale e creazione di un'Alta Corte Disciplinare. Non è un referendum abrogativo ma confermativo, il che significa che per essere valido non è necessario il raggiungimento di un quorum di partecipazione.
Come sempre accade in occasione di consultazioni elettorali, circa l'88% dei seggi in Italia si trova all'interno di edifici scolastici. E come sempre, la conseguenza è una sospensione delle lezioni che va ben oltre i giorni di voto.
Le date ufficiali: da venerdì a martedì
Il Ministero dell'Interno ha comunicato al MIM, con nota del 21 gennaio 2026, che i locali scolastici sede di seggio devono essere messi a disposizione dei Comuni dal pomeriggio di venerdì 20 marzo fino all'intera giornata di martedì 24 marzo 2026, salvo diverse intese in sede locale.
In pratica, nelle scuole coinvolte il calendario sarà questo: venerdì 20 marzo uscita anticipata (in molti casi già a metà mattina o all'ora di pranzo), per consentire l'allestimento di cabine, urne e materiale elettorale. Sabato 21 e domenica 22 marzo: allestimento e primo giorno di voto. Lunedì 23 marzo: secondo giorno di voto. Martedì 24 marzo: scrutinio e operazioni di riordino. Mercoledì 25 marzo: rientro in classe, dopo sanificazione e ripristino delle aule.
Il risultato è che le famiglie con figli in un plesso sede di seggio si trovano con cinque giorni consecutivi da gestire — da venerdì pomeriggio a mercoledì mattina — senza scuola e senza preavviso sufficiente per organizzarsi.
Quali scuole chiudono — e quali no
Questo è il punto che genera più confusione. La chiusura non è automatica per tutti gli istituti italiani: riguarda solo quelli designati come sede di seggio elettorale dai rispettivi Comuni.
In genere sono coinvolte le scuole primarie e secondarie di primo grado, che si trovano spesso in edifici di proprietà comunale e vengono tradizionalmente usate per le consultazioni. Le scuole superiori (secondarie di secondo grado) sono gestite da Province o Città Metropolitane e nella maggior parte dei casi non vengono utilizzate come seggio, salvo accordi specifici con le amministrazioni locali. Le stesse regole valgono per le scuole dell'infanzia comunali.
Questo significa che due bambini della stessa età, che vivono nella stessa città ma frequentano plessi diversi, possono avere situazioni completamente diverse la prossima settimana: uno a casa da venerdì pomeriggio, l'altro regolarmente in classe fino a martedì.
Come scoprire se la tua scuola è coinvolta
Ci sono tre strade da percorrere, nell'ordine:
La prima e più affidabile è la circolare del Dirigente Scolastico. Ogni istituto sede di seggio è tenuto a comunicare ufficialmente le date di sospensione delle lezioni tramite circolare, che viene pubblicata sul sito dell'istituto e spesso inviata anche tramite registro elettronico. Chi non ha ancora ricevuto comunicazioni dovrebbe controllare il sito della propria scuola nelle prossime ore.
La seconda strada è il sito del Comune di residenza: nell'elenco delle sezioni elettorali è indicata la sede di ogni seggio. Se nella lista compare il nome o l'indirizzo della propria scuola, quella scuola sarà sede di votazione.
La terza è semplicemente chiamare la segreteria dell'istituto: in questo periodo le segreterie sono già informate e possono confermare in pochi secondi.
Il problema che nessuno risolve: le famiglie pagano
C'è un tema di fondo che torna puntuale ad ogni consultazione elettorale e che merita di essere detto chiaramente: il peso organizzativo ed economico della chiusura delle scuole per le elezioni ricade quasi interamente sulle famiglie. Nonni, baby-sitter, riorganizzazione dei turni lavorativi, attività extrascolastiche improvvisate — ogni volta la macchina informale del welfare familiare italiano deve rimettersi in moto per coprire un vuoto che lo Stato non colma.
Qualche Comune virtuoso si sta muovendo in controtendenza. Concorezzo, Carate Brianza, Vimercate e altri hanno già spostato i seggi fuori dagli edifici scolastici — nei palazzetti dello sport, nei centri civici, nelle strutture di proprietà provinciale — garantendo la continuità delle lezioni anche nei giorni di voto. Una soluzione possibile, come dimostrano questi esempi, ma che richiede volontà politica locale e disponibilità di spazi alternativi.
Per la stragrande maggioranza dei Comuni italiani, però, la scuola resta il luogo più comodo dove allestire i seggi. E le famiglie si arrangiano.
Cosa fare adesso
Se non hai ancora ricevuto comunicazioni dalla scuola di tuo figlio, non aspettare: controlla il sito dell'istituto o chiama direttamente la segreteria. Le circolari stanno uscendo in queste ore, e alcune scuole — come già si vede dai comunicati pubblicati online — hanno già confermato la chiusura dal pomeriggio di venerdì 20 marzo con rientro il 25 marzo.
Chi lavora e non ha una rete familiare di supporto ha sostanzialmente due-tre giorni per organizzarsi. Poco, ma almeno sapendolo in anticipo si possono prendere le misure.